ALLE MIE 9 AMICHE CON CUI HO CONDIVISO LONDRA

Sapete che a Londra ci vado spesso per trovare mia figlia, ma questa volta è stata diversa dalle altre! C’eravate VOI, e il vostro entusiasmo e stupore mi hanno dato occhi nuovi per vedere quello che avevo già visto.

Il momento topico è stato quando Loredana mi ha detto: “Mi sento come Alice nel Paese delle Meraviglie!”

Ecco con quali occhi vorrei sapermi sempre guardare in giro.

Grazie Lore! E grazie a tutte voi per una condivisione indimenticabile.

Se volete un altro sguardo su Londra, vi rimando ai miei due post del 2013 sul tema. https://pensierinsintesi.wordpress.com/2013/05/

NOMINATION

Ho finalmente raccolto la nomina della mia amica Roberta Dall’Ara a elencare 10 libri che mi sono piaciuti!
Quando ho iniziato l’elenco mi sono sentita come… circondata, come in una foresta dove ogni albero era un libro: i classici di autori imprescindibili, i gialli che leggo in vacanza, i saggi che compero con entusiasmo, ma ne compero troppi e non riesco a leggerli tutti e poi la narrativa di introspezione che è la mia preferita.
Ho buttato lì un elenco di dieci titoli, ma il gioco di ripensare al bello che ho letto mi sta piacendo un sacco e penso che vi proporrò altro!
Quanto al brutto, non sono in grado di dare giudizi poiché, se a pagina 20 un libro non mi piace, me ne libero subito.

1. GOMORRA Di Roberto Saviano
(Dopo averlo letto, ho simbolicamente adottato questo “ragazzo”, l’autore, che stimo soprattutto per il suo coraggio. Tra l’altro ha il nome e l’età di mia figlia!)

2. L’ALBERGO DELLE DONNE TRISTI di Marcela Serrano.
Le donne sono rimaste a metà strada tra l’amore romantico e lo spaesamento.
Gli uomini si sentono minacciati dalla loro indipendenza e questo provoca in loro il rifiuto, un senso di impotenza, e così comincia un circolo vizioso dai risvolti decisamente drammatici. Al rifiuto maschile seguono il disorientamento e la paura femminili. Le donne sentono questo allontanamento come un’aggressione e la cosa non fa che allontanare ancora di più gli uomini. E le donne si chiudono sempre i più in se stesse. Profondo ma non noioso e nemmeno triste, nonostante il titolo.

3. IL SILENZIO DELL’ONDA di Gianrico Carofiglio (Ho recensito questo libro nel post precedente. In realtà, di questo autore mi piace tutto. Alcuni titoli: RAGIONEVOLI DUBBI , TESTIMONE INCONSAPEVOLE, AD OCCHI CHIUSI IL PASSATO E’ UNA TERRA STRANIERA)

4. L’ELEGANZA DEL RICCIO di Muriel Barbery. Ti prende e non ti molla fino alla fine. Profondo.

5. ONE FIFTH AVENUE– esiste in traduzione italiana ma con titolo in inglese. Di Candace Bushnell (autrice di Sex And The City)
Piacevole quadretto della realtà newyorkese nel mondo dei ricchi, finanzieri e no, che vivono nello storico building al numero 1 della Quinta Strada.
Tanti personaggi davvero ben caratterizzati e un plot dato dal furto di una croce appartenuta a Bloody Mary e di proprietà del MET.

5. LA NOSTALGIA FELICE di Amelie Nothomb
Dopo essere nata e vissuta fino ai 5 anni in Giappone, Amelie ci torna.
Emozioni, sensazioni e soprattutto NATSUKASHII, cioè LA NOSTALGIA FELICE, l’istante in cui la memoria rievoca un bel ricordo che riempie di dolcezza. (Anche della Nothomb mi piace tutto.)

6. UNA STANZA TUTTA PER SE’ di Virginia Woolf
Virginia ci dice: “Per produrre buona letteratura, la stanza tutta per sé è quella di cui dovrebbe essere dotata una donna per poter scrivere, oltre a una rendita di 500 sterline all’anno.”
L’autrice fa una lunga digressione sulla donna scrittrice, estendibile fino a poche generazioni precedenti la nostra: “Perfino una donna con una grande inclinazione letteraria è indotta a credere ridicolo scrivere un libro, anzi a crederla una pubblica prova di follia.”

7. LATTE NERO Di Elif Shafak.
Storia di una madre che non si sente abbastanza.
Autobiografico.
Si intrecciano tanti temi: la sua personalità di letterata e i tanti agganci alle donne scrittrici di cui traccia minibiografie; la sua personalità introversa e schiva; piacevoli riferimenti alla cultura turca nei ricordi di sua nonna; il tema della maternità che serpeggia per tutto il testo e che alla fine viene trattato con più forza quando rimane incinta e poi, dopo il parto, quando viene assalita dalla depressione che le impedisce di scrivere per otto mesi.
Mi ha affascinata l’idea di descriversi attraverso il suo “harem interno”, le 6 Pollicine che convivono in conflitto dentro di lei: SIGNORINA EFFICIENZA, SIGNORA DERVISCIO, MILADY AMBIZIOSA CHECHOVIANA, INTELLETTUALOIDE CINICA, MAMMA BUDINO DI RISO, BLUE BELLE BOVARY

8. IL SENSO DELL’ELEFANTE di Marco Missiroli
Il senso del titolo e del romanzo è la devozione dei padri nei confronti dei figli.
Intreccio elaborato di personaggi che abitano un condominio di Milano, tra presente e passato che si mischiano. Scrittura rapida ed essenziale, fatta di periodi brevi e punteggiatura molto personale.
E’ un dramma shakespeariano a tutti gli effetti.

9. IL GIALLO DI VIA TADINO di Dario Crapanzano
Milano 1950, Via Tadino 17°, zona Buenos Aires. Verso le 8 di sera una donna vola dalla ringhiera: è Clara Bernacchi, bella donna quarantenne, madre di due figlie e moglie di un noleggiatore di automobiline al parco.
Si pensa al suicidio, ma il commissario Arrigoni non ci crede,
Bello il contesto della Milano anni ’50.
Anche i gialli di Crapanzano mi piacciono quasi tutti.

10. LA SFIDA DELLE CENTO COSE di Dave Bruno Saggio
Obiettivo: disabituarci a ricercare la felicità nelle cose e, come nelle pulizie di primavera, svuotare per lasciare spazio al nuovo dentro di noi.
L’autore sfida se stesso a vivere per un anno con 100 cose in tutto.
Il libro è piuttosto pedante e noioso, tranne poche considerazioni interessanti, però mi è piaciuto perché interpreta la mia idea che, liberandoci dalle cose, ci sentiamo più leggeri e aperti al nuovo.

UN ROMANZO CHE SEMBRA UN FILM

SE HO PAURA PRENDIMI PER MANO. Di Carla Vistarini Ed Corbaccio. Settembre 2014

Come un film di azione. Si legge tutto d’un fiato perché scritto bene: la trama è complessa, ma non ci si perde e la scrittura è veloce come le scene che si susseguono.

Non è profondo e non c’è pensiero, ma è piacevole e divertente.

“Smilzo” è diventato ormai il suo nome: è un ex analista finanziario che, dopo un tracollo, vive sotto i ponti di Roma e viene coinvolto in una rapina in un supermercato durante la quale si ritrova tra le braccia una bimba di due o tre anni che non sa parlare, se non per dire “F-f…ngulo”.
Cerca i genitori, ma… non ci sono!
Scopre che qualcuno sta cercando la bambina, ma capisce che è gente cattiva, gente che spara e ammazza e così inizia la fuga dei due.

Tutto questo è nelle prime due pagine del libro e non è il caso che racconti il seguito poiché perderebbe di appeal se qualcuno lo volesse leggere.
Io l’ho letto tutto in una sera in cui sono andata a letto tardi (sono 236 pagine) e lo consiglio a chi abbia voglia di… un libro che sembra un film!

SULLA PAURA E SUL CORAGGIO

Un po’ di giorni fa ho postato una domanda su facebook: “Che cos’è il coraggio?”
Ho avuto tante risposte e ho pubblicato anche la mia: ”Coraggio non è assenza di paura ma la consapevolezza che c’è qualcosa per cui vale la pena di rischiare”.  E aggiungo: … perché è solo correndo un rischio che abbiamo la possibilità di vincere!

Tutto fu generato dalla telefonata di un vecchio amico che, quasi come intercalare, usa l’espressione: “Ho paura che…”, anche per cose banali come: ”Ho paura che anche domani piova”, “Ho paura che anche questa sera non riuscirò a rinunciare al gelato”, “Ho paura che tu ti stia sbagliando.”…

E così io ho pensato a quanto la paura ci condizioni…
Sicuramente è uno strumento indispensabile alla sopravvivenza perché, se il bambino non avesse paura del fuoco, attratto dal suo fascino, come minimo si scotterebbe e la gazzella che non ha paura del leone è quella che viene mangiata (le altre sono scappate tutte!)

Anche noi dobbiamo avere paura di un leone se siamo nella savana, ma troppo spesso ne abbiamo paura anche in piazza Duomo a Milano ed è questo che ci frega. Ci toglie il coraggio di osare e di rischiare, cioè quel bel gusto della vita vissuta come avventura. Tutto ci sembra difficile, se non impossibile, e finisce che siamo noi a determinare gli esiti.                         In questo senso: se vado a una festa con la paura di non essere considerata e di non essere all’altezza,  mi comporterò in modo schivo e riservato, pauroso, e inevitabilmente non avrò successo. Ecco le mie paure avverate!!!

Per essere sexy, bisogna innanzitutto credere di poter essere sexy.

Qui di seguito riporto l’intervento del mio amico Mauro, profondo come sempre!
Grazie, Mauro!

Al mondo non c’è coraggio e non c’è paura, ci sono solo coscienza e incoscienza. La coscienza è paura, l’incoscienza è coraggio.
A meno che…. ci sia conoscenza.
La paura é figlia dell’ ignoranza.
Pensate ad un esame che avete sostenuto: avevate paura?
Di cosa?
Oppure a un nuovo incontro di qualsiasi tipo… temete qualcosa?
Cosa?
Il non sapere!!!!!
Pensateci.
Quando avete paura chiedetevi di cosa?
L’antidoto alla paura é la conoscenza.
Viviamo in un epoca intrisa di cultura.
E
Occorre anche poco sforzo per raggiungere le fonti.
Un particolare utile…queste fonti bisogna usarle per diventare coraggiosi.
La vita non si ferma ad aspettarci…. la formazione permanente ci aiuta… e ci dà la possibilità di affrontare il mondo in sicurezza.
Ricordatevi che l’unica evoluzione scientificamente provata é quella culturale…. una volta si diceva… il mondo é piccolo e la gente mormora… oggi invece: studia, perché é l’asino che tira il carretto!

TIMIDEZZA

Appena seppi, solamente, che esistevo

e che avrei potuto essere, continuare,

ebbi paura di ciò, della vita.

Desiderai che non mi vedessero,

che non si conoscesse la mia esistenza.

Divenni magro, pallido, assente,

non volli parlare perché non potessero

riconoscere la mia voce, non volli vedere

perchè non mi vedessero.

Camminando, mi strinsi contro il muro

come un’ombra che scivoli via.

Mi sarei vestito di tegole rosse, di fumo

per restar lì, ma invisibile,

essere presente in tutto, ma lungi,

conservare la mia identità oscura,

legata al ritmo della primavera.

PABLO NERUDA

Nel post precedente ho accennato alla timidezza. In questa poesia c’è tutto, tutto quello che solo un timido coglie e sente in tutte le sue fibre.

QUATTRO CHIACCHIERE CON ANGELA FOI

Qualche tempo fa alcuni miei allievi dell’Università del Tempo Libero hanno organizzato “Quattro chiacchiere con Angela Foi”, una serata di presentazione del mio ebook “GIOCHI CONVERSAZIONALI” e il coinvolgimento del pubblico è stato talmente caloroso da emozionarmi. Le domande non finivano mai, ma questo è naturale poiché la comunicazione è materia che tocca tutti da vicino.    O g n i    g i o r n o tutti siamo inevitabilmente coinvolti nello scambio relazionale.
Riporto qui di seguito alcune delle domande.
1.Qual è il valore che definiresti fondamentale nella comunicazione?
Per rispondere ho davvero dovuto pensarci e, in questo testo scritto, potrei solo usare un’icona per illustrare la mia espressione sinceramente pensierosa per il fatto di dover scegliere tra tanti valori tutti importantissimi.
Dopo una rapida messa a fuoco, ho dichiarato L’ASCOLTO il valore fondamentale. Senza ascolto non ci può essere scambio: ognuno parte inevitabilmente dai propri presupposti, ma, per crescere, dobbiamo confrontarli con quelli degli altri affinché, attraverso un processo di tesi/antitesi, si arrivi a una sintesi che è crescita! In troppi, invece di ascoltare il pensiero dell’interlocutore, pensano solo a prendere la parola e spesso, per farlo, interrompono.
L’importante tema dell’ascolto è trattato a fondo nell’ebook.
2. Quali sono gli strumenti più importanti che abbiamo a disposizione per comunicare bene?
Sono strumenti di cui siamo dotati tutti, con la sola differenza tra chi ha la consapevolezza necessaria per usarli bene e chi non se ne rende conto.
Sono la voce, la mimica, la gestualità, la postura, la gestione dello spazio e delle distanze.
Questi sono puri strumenti che si può facilmente imparare a usare al meglio, come si impara a usare un martello o ad andare in bicicletta.
3 Quali atteggiamenti comunicativi dobbiamo tenere sempre presenti?
Questa domanda è consequenziale alla precedente, ma se per usare un martello o uno strumento comunicativo non serve l’anima, per comunicare bene sì!
Dobbiamo allenarci (e si può fare) ad essere aperti ed empatici e dobbiamo fondamentalmente credere negli altri: chi pensa di essere circondato solo da stupidi e non si fida di nessuno dovrebbe ricordarsi che ci sono davvero tanti tipi di intelligenza (matematica, musicale, linguistica, emotiva…) e apprezzare chi è diverso da lui. Ne discenderà un ascolto attivo, che arricchisce, e un atteggiamento assertivo che guiderà verso quell’ esito che gli americani chiamano WIN WIN (vinco io e vinci tu)
4. Se uno è fondamentalmente timido ha delle speranze?
La timidezza può diventare un valore aggiunto se vissuta con consapevolezza.

5. Nel tuo libro sono rivelati molti segreti. Ce ne elenchi qualcuno?
Vi dico solo che il segreto più grande è quello di scoprire che attraverso una serie di esercizi guidati si arriva a raggiungere esiti di grande soddisfazione e anche che l’acquisizione di consapevolezze in materia trasmette la forza necessaria per diventare comunicatori bravi e soprattutto liberi.

 

Questo stesso articolo è stato pubblicato anche nel blog del mio editore… e io… ne ho scritto uno e presi due!!!

PARTIRE DOPO PER ARRIVARE PRIMA

Normal
0
14

Voglio fare qualche considerazione conseguente allo schema proposto nel post precedente.

La prima è che mi piace molto la frase “Partire dopo (la preparazione) per arrivare prima”. Quantomeno, per me funziona!

Per restare in tema dieta, troppe volte mi è capitato di dire: “Da lunedì inizio!” e infatti il pranzo del lunedì era contenuto, ma già a cena mi rifacevo abbondantemente. Le diete invece riuscite sono state quando davvero avevo applicato i principi della pianificazione: partivo dopo avere ben considerato tutto e allora arrivavo a destinazione. Un trucco poi, che con me funziona, è quello del braccialettino promemoria: ogni volta che lo vedo al mio polso, mi ricordo che sto… lavorando per me.

Una seconda considerazione è in riferimento a quello che si chiama “EFFETTO PIGMALIONE” o anche “PROFEZIA AUTOAVVERANTESI”, cioè quello che potremmo sintetizzare in questa frase: “Per essere sexy, prima di tutto bisogna credere di essere sexy”.

Per spiegarmi meglio, vi riferisco un esperimento fatto dai soliti americani. All’inizio dell’anno scolastico, a una classe di prima media è stato sottoposto un test di intelligenza, ma gli esiti non sono stati considerati e solo così a caso si è dichiarato che alcuni studenti erano dei cervelloni. Alla fine dell’anno sono state tirate le conseguenze e tutto dava atto che il test era stato perfetto: i cervelloni erano proprio cervelloni! Come mai? La ragione è che gli insegnanti li avevano trattati come se fossero intelligentissimi e loro stessi si credevano tali e quindi si davano molto da fare per dimostrarlo…

Quanto allo schema che ho presentato nel post precedente, devo dire che non è l’unico. Io ho sempre usato quello delle MAPPE MENTALI e consiglio a chi ne abbia voglia, di fare un google per cercarlo. Funziona in modo eccezionale per qualsiasi circostanza, soprattutto perché porta a una definizione molto chiara della successione di azioni da compiere e, se il progetto è di squadra, porta a definire chiaramente chi deve fare cosa.

VOGLIO ANDARE SULLA LUNA

Normal
0
14

Appunti dal corso “IL PICCOLO PASSO” Terza parte

Una volta individuato l’obiettivo, del quale dobbiamo essere BEN CERTI , possiamo utilizzare il seguente modello per la pianificazione delle azioni necessarie al raggiungimento.

Invece di spiegarlo, lo propongo già compilato, come esempio chiarificatore dell’obiettivo DIETA.

                          SCHEMA PER IL RAGGIUNGIMENTO DELL’OBIETTIVO

OBIETTIVO

SCENARIO IDEALE

COSA FARE PER PEGGIORARE

5 kg in meno

Io che mi guardo allo specchio con indosso il vestito stretch

Continuare a mangiare come un maiale

Leggerezza anche dello spirito

Io che mi guardo allo specchio sorridente

Pensare che non riuscirò a dimagrire

Agilità

Io che corro in una strada di campagna in calzoncini e maglietta

Non fare esercizio

Compiacimento

Le amiche che mi fanno i complimenti

Credere che i complimenti siano tutti una bugia

 Con questo schema potrò avviare il mio progetto, considerando che le azioni che dovrò fare saranno l’esatto contrario di “Cosa fare per peggiorare”.

Una nota importantissima è a proposito dell’obiettivo che mi sono proposta. Ho già detto che devo essere BEN CERTA di desiderarlo: a volte succede che CREDIAMO di desiderare qualche cosa, ma in realtà non è proprio così. Mi ricordo pezzi della mia vita in cui ero stanchissima e sognavo di stare sdraiata al sole dei Carabi, ma la realtà era che mi sarebbe bastata qualche ora in più di sonno e il tempo per sistemare la mia scrivania stracolma, e questo ai Carabi non avrei potuto farlo!

Dunque, quando decido un obiettivo, devo tenere presente che il mio desiderio sia reale e forte ma anche che l’obiettivo sia SMART, cioè Specifico (concreto e chiaro), Misurabile (deve essere possibile misurare i risultati), Accordato (nessuno deve opporsi) Realizzabile (non ci devono essere vincoli e devo avere le risorse) Temporizzabile (deve essere possibile stabilirne i tempi)

In altre parole, se il mio obiettivo è di andare sulla luna, alla mia età e nelle mie condizioni, si capisce che al mio SMART manca qualche pezzo!      

LA CREDENZA DI CHIARA SULLE CARAMELLE ALLO ZENZERO

Normal
0
14

Precedentemente ho definito le credenze limitanti come tutto quello che ci ha costruiti… nel bene e nel male e aggiungo che è così poiché esse sono ciò che crediamo vero e giusto (bene) anche quando in realtà non lo sono (male).

 

Poiché sono queste credenze che determinano i nostri comportamenti (e a volte ci fregano), riporto l’esempio che ci ha fatto il dott. Masera al corso.

Chiara abita a Vigevano e lavora a Milano.

 

Al lavoro, un cliente le aveva offerto delle caramelle allo zenzero che le erano piaciute molto, ma lei non aveva idea di dove si potessero trovare. Pensava che fossero in vendita solo in qualche negozio specializzato, magari etnico o di prodotti alternativi e magari solo a Milano. Alla luce di questa credenza, ovviamente, non le cercava nel suo solito supermercato di Vigevano e, per trovarle, aspettava di imbattersi prima o poi in qualche negozio particolare a cui chiederle.

Chiara rimane incinta e viene assalita da una gran voglia di caramella allo zenzero!

 

Esce dal suo schema e ragiona COME SE le caramelle possano essere in vendita anche al suo supermercato. Questo atteggiamento annulla la sua credenza limitante che non la portava nemmeno  a cercarle.

 

Va a Esselunga e… le trova!

 

 

 

In questa storiella ci sono alcuni spunti:

 

il primo è quello che ci porta a considerare che, se è vero e comodo che le nostre credenze ci guidano nei nostri comportamenti, evitandoci di considerare le mille opzioni a volte possibili, è pur vero che spesso ci limitano e quindi quando non otteniamo l’esito che vorremmo, è il caso di considerare se per caso non siano sbagliate.

 

Il secondo spunto è il modo in cui possiamo comportarci per  capire se e quando la credenza ci limita e questa è la modalità del COME SE.

 

Facciamo come se avessimo già raggiunto l’obiettivo che ci siamo proposti e guardiamo indietro per vedere il percorso che è stato necessario fare per raggiungerlo. Troveremo le mosse e le azioni necessarie per raggiungerlo davvero! E in più, immaginandoci arrivati alla meta, ci caricheremo di motivazione e di energia.

 

Provate ad applicare questa modalità alla dieta, immaginatevi con indosso quel vestito stretch che è nell’armadio da anni…

 

 

Gli appunti continuano alla prossima puntata!